Reykjavik

La prima emozione su quest’isola è offerta da Reykjavik, la capitale. Il più grande avamposto umano nel raggio di km e km di natura incontaminata.

Se hai il tempo contato non ci passi più di una giornata, visto tutte le bellezze che l’Islanda ha da offrire, ma grazie alla pandemia e ad una mia mancata seconda dose del vaccino, ho passato 5 giorni di quarantena più 2 nell’attesa dei miei compagni di viaggio dall’Italia.

Non sapevo bene cosa aspettarmi dalla quarantena islandese. Tra un pasto e l’altro sono riuscito a trovare sempre qualcosa da fare come, ad esempio, vedere la vittoria di una finale Europea.

Durante le mie ore d’aria cercavo di vedere sempre qualcosa di diverso. La cosa che più mi ha colpito era quanto tutto mi fu subito familiare, le strade, i graffiti, era come se fossi stato tra quelle vie il giorno prima, ma in realtà non ci tornavo da anni.

Finita la mia quarantena, approfittando dei monopattini elettrici, ho raggiunto posti che di solito si fatica a raggiungere nel classico giro cittadino, spingendomi fino al Perlan. Appena fuori città, permette di godere della vista a 360° dalla sua terrazza. C’era vento, tanto. A me sembrava aria di libertà.

Mancava un giorno all’arrivo dei miei compagni di viaggio e visto che a 40 minuti da Reykjavik c’era un vulcano in eruzione, io non potevo starmene con le mani in mano. 

"Il vulcano sta eruttando"

Prendo posto sul pulmino.

Usciti dal centro abitato il paesaggio diventa sempre più ostile e desolato quanto affascinante.

Nella mia testa, il pensiero che agli albori tutta la terra avesse questo aspetto viene interrotto: “il vulcano sta eruttando” strilla l’autista super emozionato.

Arriviamo al parcheggio. Le nuvole basse che coprono il cratere sono come infuocate, lo spettacolo è iniziato! Per poterlo ammirare come si deve, mi aspettano un paio di km per raggiungere la cima di un’altura che offre la visuale migliore sul cratere.

Più salgo, più le nuvole si diradano. Si inizia a intravedere qualcosa, io non sto più nella pelle e tiro avanti senza guardare dove metto i piedi. Lo sguardo è fisso sul cratere.

Ci siamo. Il vento è talmente forte che mi costringe a mettere sul cavalletto la macchina fotografica. Passano i minuti come fossero ore, il cuore batte a mille e a furia di scattare foto mi viene il fiatone, il freddo e la fame passano in secondo piano.
Era come essere davanti ai fuochi d’artificio, ad ogni spruzzo di lava gli urli euforici dei presenti non si facevano attendere.

Dopo circa 40 minuti decido che ho le foto e i video che volevo, chiudo tutto nello zaino con calma e mi siedo a fissare quel cratere che ininterrottamente sputa lava mista a felicità.

Come un sipario le nuvole coprono il palco su cui madre natura si stava esibendo. Con soddisfazione mi rimetto in cammino per tornare al pulmino, questa volta, guardando bene dove mettevo i piedi.

Mentre scendo mi chiedo: “ma avevo davvero camminato così tanto all’andata!?”

Inizia il viaggio

Smaltiti i problemi che hanno portato i ragazzi a raggiungermi solo alle 2 di notte, il viaggio inizia davvero.

Inizia dalla spiaggia dove vengono a riposare le pacioccose foche islandesi.

Appena parcheggiata l’auto vediamo subito una mandria di persone, con mandria intendo 5 persone, ma in Islanda sono già tante, sul lato destro della spiaggia. D’istinto mi dirigo totalmente dalla parte opposta nella speranza di trovare le foche in un posto meno affollato.

Superiamo la collina che divide la spiaggia dal parcheggio. Il mio occhio di falco avvista già la prima foca in lontananza. Più ci avviciniamo alla riva più la mimetizzazione delle foche con gli scogli e le alghe viene meno e ci accorgiamo di essere circondati da 5 esemplari, un branco.

I loro visi rilassati, il mare appena mosso ma silenzioso, ci mostrano subito il mood che quest’isola segue e che ogni visitatore è invitato a seguire, qui raggiungere la pace è un gioco da ragazzi.

Un bel respiro profondo ad assaporare un’ultima volta questo momento e ci rimettiamo in movimento. È solo l’inizio.

Sorprese on the road

Capita, spesso, in un on the road che qualcosa lungo la strada attragga il tuo sguardo.

Certe cose ti accontenti di guardarle scorrere dal finestrino, ma a volte la curiosità è tale da costringerti ad una sosta imprevista. Così è successo quando i nostri occhi si sono posati sulla spaccatura che divideva in due la montagna a formare una sorta di Canyon.

Il cielo totalmente coperto ci mette di fronte ad un’atmosfera cupa e affascinante, i gabbiani sopra le nostre teste strillano note acute mischiate all’eco del fiume che scorre nella spaccatura riempiono le nostre orecchie.

Come esploratori di un nuovo mondo, ci addentriamo nel cuore della montagna ,uno alla volta, in bilico su rocce scivolose levigate dallo scorrere implacabile dell’acqua. La poca luce filtra dall’alto ed esalta l’umidità delle pareti lasciandoci increduli e sbalorditi dalla bellezza che ci circonda.

Se fosse stato programmato questo stop non sarebbe stata la stessa cosa. Avere la possibilità di fermarsi quando e dove si vuole lungo tutta la Ring Road credo sia l’essenza di questo viaggio.

Siamo qui da poche ore e l’Islanda è già nel cuore di tutti noi.

Kirkjufell

Sospesi tra il cielo e il mare lungo un lembo di terra sembra quasi di volare.

La penisola di Snaefellsness ci regala ancora una volta un luogo unico lungo le scogliere a Picco sul mare ad Arnarstapi, piccola cittadina di pescatori.

Chiudiamo il primo giorno in uno dei luoghi simbolo dell’Islanda: il Kirkjufell. Arriviamo nel momento della giornata in cui tutto diventa un po’ più bello.

Il sole non tramonta in questo periodo e quindi ci sono ore e ore di golden hour. Per nostra fortuna finalmente le nuvole si diradano lasciando spazio all’immenso cielo azzurro.

Qui per la prima volta decido di far volare il drone.

Nel giro di qualche secondo il mio povero Volatile robotico viene preso di mira dai una coppia di Uccelli. Probabilmente proteggevano i loro nidi.

Non essendo molto pratico mi sono dato alla fuga, ma sono comunque riuscito a fare qualche buona ripresa.

Ricordatevi di rispettare i divieti di volo!

Al galoppo!

C’è un modo per rendere ancor più incredibile la natura Islandese?
Si, scoprirla in sella a un cavallo Islandese!

Se ci penso ora, mi sembra incredibile che questi adorabili mammiferi hanno aiutato gli essere umani ad unire e scoprire città, persone e culture.

Instancabili e mai domi, con la loro fierezza e fascino, si sono piegati all’uomo riuscendo sempre a mantenere la loro libertà. Una volta in sella sono loro a decidere se arriverai o meno.

Il loro prezzo sono il rispetto e la fiducia. Solo con quelle seguiranno i tuoi movimenti di briglia, che in un primo momento possono farti credere di avere il controllo.

Ho avuto la sensazione che quel galoppo fosse il ritmo naturale di tutto quello che ci circondava: il fiume, le montagne e le nuvole in cielo, in una danza colorata a cui ci siamo uniti in sella.


Rimessi i piedi a terra abbiamo coccolato e nutrito i nostri accompagnatori, ringraziandoli e ricevendo a nostra volta qualche testata affettuosa, o almeno spero. Poteva anche essere un modo carino per dirci che gli avevamo rotto i *******, che eravamo parecchio pesanti e scomodi da portare. Non lo sapremo mai.

Kirkjufell

Si erge dalle acque dei fiordi islandesi una delle migliori sculture di madre natura.

Una leggenda norrena si lega a questo imponente faraglione basaltico a forma di elefante, drago o rinoceronte (a vostra discrezione)

“Hvitskur era un troll a cui non piaceva molto il suono delle campane della chiesa di Thingeyrarklaustur e un giorno, esasperato dal suono incessante, decise di distruggerle, ma distratto dall’ira si fece sorprendere dai primi raggi dell’alba che lo pietrificarono”.

Ps. qui ho schiantato il drone sulla scogliera alle nostre spalle, però ho fatto una bella ripresa.


Finiamo la giornata a Fosslaug una delle prime cascate del nostro viaggio. La particolarità che ci ha spinto fin qui è la sorgente naturale di acqua calda.

Dopo aver guidato ore, è davvero una goduria immergersi in queste sorgenti. Per aggiungere un brivido facciamo spola tra il fiume gelido e l’acqua bollente.

Roberto (link) è il primo coraggioso a buttarsi e da buon nuotatore fa anche due bracciate controcorrente nel fiume, una pazzia!

Alla fine ci prendiamo gusto e ripetiamo il caldo/freddo un paio di volte temprandoci come veri vichinghi.

Può esserci modo migliore per terminare una lunga giornata?

Paradiso dei cetacei

Meta di giornata è Akureyri, più precisamente il suo fiordo, Paradiso dei cetacei.

Ci imbarchiamo di sera. Le macchine fotografiche riempiono la nave e tutti gli occhi che incrociamo parlano di speranza e determinazione.

Il rumore della poppa che infrange il muro d’acqua coccola le nostre orecchie, rendendo difficile anche parlare tra noi, quindi in silenzio ci raggruppiamo su un lato della nave difendendo la nostra posizione privilegiata per scattare.

Il megafono della nave rompe gli indugi. Ecco il primo avvistamento. Inizia l’inseguimento e le raffiche delle macchine fotografiche non si fanno attendere.

Purtroppo becchiamo gli esemplari più piccoli che si possono vedere qui, sono delle pseudorche, una sottospecie simile ad un delfino, un po’ più grande. “È solo l’inizio”, pensai.

Il paesaggio mi riporta con la mente tra i fiordi dell’Alaska (link).

Continuano gli avvistamenti, ma le uniche balene che vediamo sono queste pseudorche e la stanchezza inizia a farsi sentire.

Il freddo asfissiante ci spinge in cabina per guardare il panorama più comodamente.

Basta poco e un paio di noi, cullati dalla nave, chiudono gli occhi, me compreso.

Non siamo stati fortunati, ma il paesaggio da sogno valeva il prezzo del biglietto.

Cascata degli Dei

Il giorno 3 parte dalla cascata degli Dei. Chiamata così perché il giorno in cui in Islanda venne introdotto il cristianesimo tra il 999 e l’anno mille, qui vennero gettate le statuette degli dei pagani, ma anche questa storia come quella di Hverir, si pensa sia solo una leggenda.

La storia invece più quotata, che personalmente preferisco, sarebbe quella che i tre diversi getti della cascata rappresentassero, per gli islandesi, la sacra triade, Odino, Thor e Freyr.

Riprendiamo la ring road. Ci fermiamo per un pranzetto con vista in uno dei punti panoramici del lago Myvatn. Davanti ai nostri occhi si apre un paesaggio davvero unico.

Qui i Crateri sorgono dalle acque in veste estiva. Con i loro colori circondano il lago a perdita d’occhio, sotto un cielo azzurrissimo e un sole talmente caldo da costringerci a girare in maniche corte.

Per non farci mancare niente, in uno dei giorni più lunghi del nostro viaggio, facciamo anche una capatina nella grotta resa famosa da game of thrones con la celebre scena in cui Jon Snow e Ygritte, si conoscono meglio…

Grjotagja è una grotta lavica con all’interno una fonte termale, un tempo balneabile. Dopo un’eruzione la temperatura dell’acqua aumentò fin sopra i 50 gradi. Ora è vietato farsi il bagno.

Per raggiungere la roccia su cui ho scattato questa foto, ho comunque fatto il bagno.. nel mio sudore.

Hverir

A pochi minuti dal lago Myvatn si trova uno dei luoghi che più attendevo di questo viaggio. Sto parlando di Hverir con i suoi caratteristici crateri solfurei.

I colori di questo luogo lasciano a bocca aperta. Potrei definirlo un paradiso per fotografi. Ovunque scatti non ti sbagli, da terra o con il drone, i colori che si fondono in questo luogo creano una palette unica.

Non ero così preso dallo scattare foto ad un paesaggio da quando sono stato al Grand Canyon (link) al tramonto e quel giorno, se non fosse sceso il sole, Edo e Fabio (link) mi starebbero ancora cercando, ma questa è un altra storia.

Immaginate un Canyon. Aggiungeteci un po’ di colonne di basalto, un fiume di origine glaciale di un colore incantevole e un trekking di un’oretta scarsa, se volete metteteci anche il tramonto. Questo è il risultato!

Se non fosse stato per questo Canyon sarei rimasto a Hverir, ma non potevo rinunciare ad un altro tramonto da sogno in un luogo, che definire assurdo è riduttivo.

Vorrei poter dire che queste foto sono fotoshoppate ma la realtà è che questi sono i colori naturali di questo fiume e di questo canyon.

La realtà a volte supera la fantasia.

Il Giorno

Questo per me era IL GIORNO!

Ci risvegliamo nell’estremo nord-ovest islandese. In un fiordo davanti a noi una chiesa con la pedana arcobaleno, famosa sui social ma una delle tante.

Guardandosi un po’ attorno la natura islandese si mostra come sempre nella sua grandezza. Le case colorate di questo piccolo paese, sembrano addobbi natalizi su un albero di natale, rendendo il panorama intorno a noi una favola.

Amo i fiordi da quando sono stato in Alaska e svegliarsi in questo luogo mi ha riportato con la mente ad Haines, forse potrei viverci in un posto come questo.. Chissà magari in futuro..

 

Wild Life

Aspettavo questo luogo almeno quanto Hverir.

Era dai tempi del Perù (link) e dei condor andini che non mi cimentavo in un po’ di wildlife seria. Mi mancava da morire.

Qui è stato fin troppo facile. I puffin erano tanto vicini da saltarci quasi tra i piedi, ma il desiderio di misurare le mie capacità ardeva forte in me.

Ho scattato all’infinito. Nella mia testa lo scorrere del tempo si era fermato in un respiro trattenuto e muscoli tesi.

Scattare degli animali in libertà mi dà un qualcosa che poche altre volte provo con la macchina fotografica in mano. Adrenalina. Niente è preparato. Puoi solo adattarti all’animale, studiarne i movimenti e trovare l’angolo giusto.

Prima di questi scatti, pensavo che certe foto fossero donate dalla dea bendata casualmente a chi si trovasse nel posto giusto al momento giusto. Ora so che non è così.

La fortuna va sfruttata: concentrazione, tecnica, esperienza e l’attrezzatura adatta, altrimenti getteresti dalla finestra un’altra occasione d’oro.

Il risultato alla fine supera le aspettative. Di queste foto vado molto fiero!

Felicità

Arriviamo a fine sentiero. La cascata è lì a due passi.

Ci addentriamo nel letto del fiume come se fosse una naturale, continuazione, del sentiero.

Non una parola, non uno sguardo. Avevamo tutti la stessa intenzione.

Telepatia, o semplicemente fiducia in chi ci stava accanto, eppure ci conosciamo da 4 giorni, assurdo.

È quello che ho provato mentre saltavo tra un masso e l’altro per raggiungere la cascata: pura e semplice felicità.

Quella innocente che puoi vedere negli occhi di un bambino mentre gioca con gli amici, quella felicità che quando arriva non conosce barriere, che ti porta ad urlare a squarciagola insieme ai tuoi compagni per il traguardo raggiunto.

Sono bastati due salti su delle pietre con gli amici a rendermi felice come non lo ero da tantissimo.

È bastato questo ricordo a farmi venire le lacrime agli occhi.

Perchè non ci sono più giorni così?

Basta poco in fondo.. Non rinunciare mai alla felicità!

Hverir

È il tramonto. Per una volta siamo in orario sulla tabella di marcia.

Nel bagagliaio delle mele avanzate ballano tra uno zaino e l’altro dal primo giorno.

Da qui l’idea: possiamo darle ai primi cavalli che incrociamo, usandole come esca per poterli accarezzare un po’.

Rannicchiato e in modo scomposto (come sempre) scatto queste foto.

La luce del tramonto eterno illumina gli occhi di questi cavalli.

Mi fissano e mi ci immergo per qualche secondo.

Nuoto in apnea nella loro curiosità, ipnotizzato dalla loro sicurezza e ancor di più dalla loro libertà. Sento come un legame, una connessione.

Con uno scatto delle orecchie mi distrae e allo stesso tempo interrompe l’incantesimo.

Io ora non riesco a smettere di fissare quegli occhi pazzeschi.

Vatnajokull

La più famosa lingua di ghiaccio del Vatnajokull. Il ghiacciao più esteso d’Europa è davanti ai nostri occhi.

Gli Iceberg marciano nella Laguna verso il mare aperto senza sosta, facendosi strada tra due lembi di terra uniti solo da un ponte artificiale.

Le foche, curiose, occupano la primissima fila per questo spettacolo.

L’acqua piatta come una tavola, invita gli occhi alla danza di riflessi.

Fisso queste foto e mi chiedo: “Quanto in fretta si scioglie un ghiacciaio?!”

Di fronte a questo spettacolo affascinante e spaventoso allo stesso tempo, crediamo di essere solo spettatori pur essendone i registi.

Malagljufur

Si chiama Mulagljufur. Io lo chiamo più semplicemente: “spettacolo della natura islandese che ti sovrasta e ti fa sentire piccolo piccolo”.

Non so come sia la pronuncia esatta di questo luogo, però posso assicurarvi che è uno dei trekking più belli dell’Islanda.

Vi do un motivo in più per raggiungerlo: non molti lo conoscono quindi potete godere a pieno della natura che vi circonda, in silenzio, cantando, ballando o facendo flessioni su muschi e licheni come hanno fatto ad un certo punto daniele.dominici e Roberto (link).

Il Gruppo

Gli ultimi giorni di un viaggio on the road sono sempre i più difficili: la stanchezza inizia a farsi sentire.

Dopo il trekking a Mu.. e un secondo per raggiungere una delle lingue del Vatnajokull, ci aspettava l’ultimo trekking di giornata per una delle cascate che preferisco.

La pioggia e la stanchezza hanno portato qualcuno a voler rinunciare a questa cascata. No. Nessuno resta indietro! Abbiamo rallentato tutti e il gruppo si è ricompattato, spalla a spalla abbiamo dato forza anche a chi non ne aveva più.

Arrivati in cima al sentiero ci stringiamo in un abbraccio di gruppo condito da urli liberatori e poi tutti sotto la cascata urlando e sorridendo.

Non è stata un impresa titanica, erano pochi km, ma abbiamo dimostrato un grande spirito di gruppo, e pochi giorni prima neanche ci conoscevamo.

È stata un’emozione indescrivibile, di quelle che restano nel cuore e nei nostri ricordi.

I viaggi di gruppo sono soprattutto questo: condivisione di emozioni forti che portano anche il dolore a diventare felicità incontenibile.

Le persone fanno sempre la differenza e io, in questo viaggio, ero circondato da un gruppo di persone magnifiche.

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